RITROVAMENTI. ECHI DI CAPRAIA ISOLA A GENOVA/3. LE 19 “LETTERE” CHE DOCUMENTANO L’USO DEL GRANITO DELL’ISOLA DI CAPRAIA NEI LAVORI DI AMPLIAMENTO DEL PORTO DI GENOVA (1876-79).

 

 

RITROVAMENTI. ECHI DI CAPRAIA ISOLA A GENOVA/3.

LE 19 “LETTERE” CHE DOCUMENTANO L’USO DEL GRANITO DELL’SOLA DI CAPRAIA NEI LAVORI DI AMPLIAMENTO DEL PORTO DI GENOVA (1876-79).

 

Capita spesso, per chi vive a Genova, di passare davanti a Palazzo San Giorgio già storica sede dell’antico e omonimo “Banco”. Quest’ultimo, com’è noto, ha governato direttamente e per oltre 50 anni (più precisamente dal 1506 al 1562) anche la minuscola isola di Capraia. Tuttavia, nel prestigioso stabile, che oggi ospita gli uffici dell’Autorità Portuale, non sono attualmente presenti documenti di quel lontano periodo, ma molto altro materiale archivistico fra cui, curiosamente, è stato ritrovato un carteggio risalente agli anni 1876-79 formato da lettere, relazioni, delibere, etc. prodotti dal Ministero dei Lavori Pubblici, dal Corpo Reale del Genio Civile di Genova e, fatto assai interessante per chi scrive, dal Comune di Capraia Isola!

Queste carte, 19 documenti in tutto, riguardano e, qui, sta l’ulteriore sorpresa, l’uso del “granito porfirico” dell’isola nei grandiosi lavori di rinnovamento del porto di Genova propiziati nel 1874 dalla donazione di ben 20 milioni di lire oro da parte del marchese Raffaele De Ferrari. Si tratta di materiale archivistico assai interessante che documenta i diversi tentativi perpetrati dagli amministratori locali di promuovere presso il Genio Civile l’utilizzo della pietra di Capraia nei lavori di costruzione delle strutture portuali del rinnovando scalo genovese. E, una volta tanto, la loro tenacia fu premiata poiché dopo vari pronunciamenti del consiglio comunale di Capraia e diverse richieste spedite agli uffici del Genio Civile di Genova e Roma, l’Ispettore Capo Parodi propose ai suoi superiori d’impiegare, a titolo di esperimento, una piccola quantità di granito di Capraia nelle opere di manutenzione ordinaria del porto. Giunta a fine agosto 1876 l’approvazione ministeriale, il Comune di Capraia provvide alla spedizione via mare di un quantitativo piuttosto consistente (fino a 27 tonnellate) di granito isolano. Il materiale venne trasportato a Genova dalla paranzella nazionale “Assunta” del padrone Raffaele Canova. Il bastimento attraccò alla Calata della Cava (Chiappella) il 9 dicembre 1876 e scaricò sia pietrame da lastrico in tacchi che “da servire per panchina del molo”. Esso venne utilizzato nel gennaio del 1877

 

… per il coronamento della calata tra lo scalo della Rotonda ed il Ponte Spinola, località in cui il paramento dei muri di sponda è molto esposto al degradamento e dove il vecchio coronamento in pietra calcarea nostrale era pressoché disfatto per gli urti violenti delle piatte [sic, chiatte]. Coi tacchi fu lastricata una striscia di pavimento della larghezza di 5 metri presso al cancello che dà accesso alla piazza Cavour dove è continuo il passaggio di pesanti veicoli …

L’esito di tale prova fu incoraggiante: il granito di Capraia impiegato nel coronamento della banchina dimostrò una resistenza pari a quella dei più blasonati graniti dell’isola Giglio e del Lago Maggiore. Una buona prova diede pure il materiale impiegato come lastra da pavimento. Purtroppo, nonostante tale positivo riscontro, il carteggio di Palazzo San Giorgio (conservato in A.S. APG, faldone 13, fascicolo 4) non ci consente di stabilire con certezza se ulteriori quantità di pietra isolana siano state impiegate nell’ambito dei lavori di ampliamento del porto di Genova. Il Genio Civile dette un giudizio positivo sulla resa della pietra capraiese, ma osservò pure che il suo prezzo era più elevato di quello di altri graniti e arenarie nazionali per cui è molto probabile che al granito isolano siano stati preferiti materiali da costruzione più economici. Resta il fatto che, poco o tanto fosse il materiale realmente utilizzato, anche la piccola e defilata isola di Capraia diede il suo prezioso (e sinora sconosciuto!) contributo al titanico progetto (peraltro pienamente attuato entro il 1890) di trasformazione e sviluppo del porto della Superba. Viste le proporzioni, si tratta di un dato magari non eclatante, ma suggestivo e sintomatico di un rapporto ancora vivo fra Genova e l’isola di Capraia.

In conclusione, è’ forse bene ricordare che in merito all’attività di estrazione/lavorazione della pietra di Capraia esistono anche altre fonti storiche, come le carte dell’Inchiesta Jacini” (1883) e gli atti giudiziari della locale Pretura (1889-91). Ulteriori cenni alla sua altalenante prosecuzione nel secolo XX si trovano pure in documenti d’archivio più recenti, risalenti al 1904 (ASG) e, in ultimo, al 1921.

 

FAUSTO BRIZI

 

Genova, 27 dicembre 2017

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