Don Gallo e Capraia

Di Fausto Brizi

Io Don Andrea l’ho conosciuto nel 2008 per un motivo un po’ particolare ossia a causa della sua lontana e breve permanenza all’isola di Capraia nel corso degli anni sessanta.

In quel tempo stavo infatti raccogliendo testimonianze per un libretto sulla fortezza di San Giorgio e, venuto a sapere del suo temporaneo ruolo di cappellano del carcere isolano, chiesi di potergli parlare per raccogliere i suoi ricordi. Mi dissero che mi avrebbe ricevuto in Comunità a San Benedetto al Porto [a Genova].

Quella sera andai in chiesa, ma aspettai a lungo prima d’incontrarlo poiché cedetti più volte il “turno” ad altre persone in cerca di un aiuto, insomma di qualcosa di più concreto ed impellente rispetto alle esigenze del sottoscritto. Giunto il mio momento, e nonostante l’ora già un po’ tarda, Don Andrea rievocò con grande simpatia e un pizzico di nostalgia i suoi brevi soggiorni a Capraia, il primo, davvero fugace, tra la fine del ’64 e l’Epifania del ’65 ed il secondo, più esteso di 4 mesi nell’estate dello stesso ’65 in qualità di cappellano della locale colonia penale agricola.

Poi mi spiegò come nel 1970 riuscì astutamente ad opporsi, in punta di diritto canonico, all’insidiosa proposta di nominarlo arciprete della parrocchia di San Nicola nell’isola di Capraia (lui che all’epoca non era neppure parroco). Seguirono infine alcune spassose battute sul cardinale Minoretti e su Costanzo Ciano a proposito dell’aggregazione di Capraia a Livorno, risalente all’ormai remoto 1925. Secondo Don Andrea, Minoretti aveva fatto capire ai gerarchi fascisti che la Chiesa genovese non si sarebbe adeguata! Ed in effetti Capraia rimase nella diocesi di Genova sino al 1977.

Di quella sera conservo tutt’oggi un foglietto di appunti dove però dell’antico forte genovese di Capraia (oggetto delle mie ricerche) non si dice nulla perché Don Andrea non lo aveva proprio visitato (!). Naturalmente durante la nostra conversazione (ma Don Andrea, vivacissimo, improvvisò praticamente un monologo) tra le sue mani roteava un sigaro che tuttavia rimase sempre spento, nonostante i ripetuti tentativi di accensione…

Ogni tanto mi è già capitato di ripensare a quella sera del 2008 come ad un grande gesto di disponibilità nei miei confronti compiuto da un sacerdote coinvolto quasi costantemente in vicende importanti e spesso drammatiche, altro che paturnie storiche! Talvolta mi son detto. Anche per questo sento oggi di dover offrire questa piccola, forse irrilevante testimonianza in suo onore e memoria.

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