I Capraiesi contro ratti e conigli

Il 20 febbraio 1608, i Padri del Comune - Domenico Bargone, Giacomo Sarzana e Antonio Tarascone – presentano  al Capitano e Commissario Teramo Sanpiero la seguente supplica da inviare al Doge e ai Governanti della Repubblica di Genova:

“Signori Serenissimi, come appieno sono informati, quest’isola è tanto piena di animali che non ostante la caccia che andiamo facendo per estirparli non ci è possibile estinguerli. Pertanto chiediamo a le Vostre Signorie di impetrare da sua Santità una scomunica e maledizione contro ratti e conigli, che sappiamo essere già stata concessa nel passato in altri luoghi contro animali che distruggevano le colture. Vorremmo che detta scomunica e maledizione serva a confinare detti animali nella valle del Sondereto, che è quella meno fruttifera della nostra isola. A causa dei ratti e dei conigli non possiamo raccogliere cosa alcuna, e se non otteremo un aiuto da parte Vostra saremo costretti ad abbandonare l’isola in massa, come alcuni hanno già fatto”.

Il Commissario, riconosciuta la validità della richiesta dei Capraiesi e preso a compassione per il loro stato, stila alla presenza dei Padri del Comune una lettera di accompagnamento nella quale ribadisce che ratti e conigli distruggono non solo i semi di grano e orzo ma si mangiano anche le viti.


Il 7 maggio 1609 a Genova, Antonio Tarascone, procuratore dei Padri del Comune di Capraia, presenta una nuova supplica al Magistrato di Corsica per il problema dei ratti e conigli che infestano l’isola. La nuova supplica si è resa necessaria in quanto il Doge non ha ritenuto opportuno inviare al Papa la richiesta di scomunica e maledizione presentata dai Capraiesi l’ anno precedente. Nella supplica del Tarascone si legge:

“L’isola di Capraia, per la gran quantità di conigli, ratti ed altri animali che di continuo danneggiano il seminato, le vigne e gli alberi e ogni sorta di ortaggi e di piante, è del tutto infruttuosa e se non viene aiutata dalle Vostre Signorie, gli abitanti saranno costretti con molto dolore ad abbandonarla, siccome hanno fatto molte famiglie che sono già partite per non avervi alcun sostentamento. Pertanto supplico Vostre Signorie, in nome di Dio, di porre rimedio a questa sciagura ricordandole che l’unico rimedio sarebbe di mandare in detta isola duecento gatti, tra maschi e femmine, per far razza con quelli che già sono nell’isola, giacchè i pochi che vi sono hanno dato prova di portare qualche beneficio uccidendo e estinguendo molti dei detti perniciosi animali. Poichè io non ho quà alcuna conoscenza e per la povertà dei Capraiesi, chiedo alle Vostre Signorie di deputare qualche persona che possa procurare i 200 gatti, mentre i Capraiesi si impegnano a risarcirvi, con qualche dilazione nel pagamento, la spesa che andrete a sostenere”.

Non sappiamo se la richiesta dei gatti sia stata alla fine accolta. In effetti il problema dei danni causati dai ratti e dai conigli selvatici non fu mai risolto, ed essi continuarono a danneggiare le coltivazioni e la vite fino a quando l’isola fu coltivata. Le trappole, anche rudimentali, poste tra le vigne valsero a ridurre i danni arrecati dai ratti, mentre la spietata caccia ai conigli selvatici li costrinse a spostarsi nelle zone lontane dai coltivati.

La valle del  Sondereto o Sondaretto si trova nella parte meridionale dell’isola.

Sample Image
IGM – Piano dell’Isola di Capraja (Particolare) -1843

Roberto Moresco

Ndr.: Questa cronaca è stata tratta da alcune lettere del fondo Corsica dell’Archivio di Stato di Genova.

L'articolo sul blog di Roberto Moresco

How to choose the best web hosting company and put your business to the next level.
Joomla Templates designed by Joomla Hosting