Isola di Capraia: La Chiocciola

La Chiocciola di Capraia, ovvero Tacheocampylaea tacheoides (Pollonera, 1909)


Uno dei più significativi tesori della natura che caratterizzano le isole dell'Arcipelago Toscano, è la chiocciola di Capraia, un mollusco terrestre, appartenente alla classe dei Gasteropodi, all'ordine dei Polmonati e alla famiglia degli Helicidi, la stessa delle comuni chiocciole eduli tanto amate dai buongustai francesi e italiani.
Il suo nome scientifico, Tacheocampylaea tacheoides, è senz'altro poco simpatico, ma, coniato nel 1909 dal malacologo piemontese Carlo Pollonera, è ormai scritto nei libri della scienza ed è, quindi, immutabile.
I motivi principali del suo interesse consistono nel fatto che "Tacheo" (d'ora in avanti la chiameremo così) è endemica dell'isola di Capraia, esiste, cioè, solo a Capraia ed è certamente un'entità che ha sulle spalle qualche milione d'anni. L'evidenza di ciò ci viene offerta dal fatto che "Tacheocampylaea", il suo gruppo di appartenenza (diremmo noi la sua famiglia, ma in termini scientifici si usa dire il suo "genere"), è esclusivo del complesso di terre emerse che comprende oltre all'Arcipelago Toscano, la Corsica e la Sardegna.  Ciò attesta che quando il Complesso sardo-corso si staccò dalla Paleoeuropa più di 20 milioni di anni fa e finì, come una nave alla deriva, nella sua attuale posizione, gli antenati diretti di "Tacheo" erano già a bordo.
Da questi antenati, nel tempo, si differenziarono varie specie sorelle, come Tacheocampylaea carotii (Paulucci, 1882) in Sardegna, Tacheocampylaea raspailii (Payraudeau, 1827) in Corsica e Tacheocampylaea elata (Simonelli, 1889) nell'isola di Pianosa, nel nostro Arcipelago (vedi figura 2).  Evidentemente, a partire dalla Corsica, alcune popolazioni di Tacheocampylaea si spostarono e, approfittando di una qualche fase durante la quale il mare si era ritirato, giunsero a colonizzare, passo dopo passo, le isole dell'Arcipelago che nel frattempo si erano formate, in parte emergendo dalle onde, in parte distaccandosi da vicini territori emersi da più antica data.
T. elata, la specie che più somiglia a "Tacheo" per la forma della conchiglia, si è purtroppo estinta, probabilmente durante il Pleistocene (epoca iniziata circa 1.8 milioni di anni fa).  Le sue conchiglie sbiancate (vedi figura 2) sono, tuttavia, abbastanza facili da rinvenire negli strati fossiliferi dell'isola di Pianosa e del suo isolotto gemello La Scola.
"Tacheo" è proprio una bella chiocciola (il nome "lumaca" spetta solo alle specie sprovviste di conchiglia esterna): la sua conchiglia è di medie dimensioni (diametro massimo: 2.5 - 3.2 cm), è piuttosto appiattita (altezza massima: 2.0 cm ca.) ed è caratterizzata da una colorazione ora violacea, ora tendente al marrone con sfumature giallastre, sulla quale spiccano tre bande scure che si sviluppano su tutti i giri.  L'apertura della conchiglia è abbastanza grande ed è bordata da un orlo (peristoma) inspessito, un po' riflesso e di colore tendente al rosa.  L'animale (vedi figura 1) ha un corpo nerastro, un'altra caratteristica che la distingue facilmente dalle altre chiocciole presenti in Capraia - Cornu aspersum (Müller, 1774); Cantareus apertus (Born, 1778); Eobania vermiculata (Müller, 1774) - tutte con carni chiare, tendenti al rosato o al verdastro.
A Capraia è molto rara, anche se è presente quasi ovunque, escluse le aree più antropizzate del Paese e del Porto.  Preferisce, infatti, le zone "vergini", dove la macchia è intatta e dove siano presenti muretti a secco o cumuli di pietre che per lei rappresentano ottimi rifugi per proteggersi dalla siccità estiva, da eventuali incendi e dai suoi molti predatori: ratti, uccelli migratori come tordi e merli, e l'uomo. Sì anche l'uomo, data l'abitudine sull'isola di raccogliere chiocciole dopo le piogge e di non fare distinzione tra una specie e l'altra.
Come attesta la sua rarità, "Tacheo" è una specie in pericolo di estinzione: occorrerebbe, perciò, proteggerla.  Molti anni fa, ho fatto appello all'allora sindaco di Capraia, Dott. Giovanni Riparbelli, per un'ordinanza che proibisse la raccolta di chiocciole nel periodo autunnale, periodo durante il quale "Tacheo" e le altre chiocciole depositano le uova, ma il mio appello è rimasto inascoltato. Non mi illudo che sarebbe ascoltato oggi.  Spero, perciò, che queste righe e le fotografie che le accompagnano servano, se non altro, a far conoscere e riconoscere "Tacheo" ai Capraiesi, agli ospiti temporanei e agli escursionisti, così che tutti possano rispettarla, evitando di raccoglierne, per qualsiasi motivo, esemplari viventi.
Nel corso della travagliata storia del Parco dell'Arcipelago Toscano, anche il logo del Parco è stato cambiato: prima un gabbiano corso, poi, un gruppo di stelle.  Perché non eleggere "Tacheo" ad animale simbolo del Parco?  "Tacheo" vive solo a Capraia, una delle isole più belle del Parco, e ci vive sicuramente da molto, molto tempo: eleggerla a simbolo del Parco sarebbe un'onore per Capraia e una motivazione in più per proteggerla e aiutarla nella sua lotta per la sopravvivenza.

Folco Giusti
Dipartimento di Scienze Ambientali
Università di Siena

Spiegazione delle figure:
Fig. 1: Un esemplare adulto di Tacheocampylaea tacheoides in movimento.
Fig. 2: A sinistra in alto: Tacheocampylaea tacheoides (vivente a Capraia); al centro in basso: Tacheocampylaea raspailii (vivente in Corsica); a destra in alto: Tacheocampylaea elata (fossile a Pianosa e scoglio La Scola).

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