Isola di Capraia: Approfondimenti

Come arrivare all'isola di Capraia: Il Porto Mediceo di Livorno

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I traghetti della compagnia TOREMAR effettuano tutto l'anno corse giornaliere partendo dal Porto Mediceo di Livorno. Il tragitto dura due ore e mezzo circa.

Da non perdere a Livorno (vedi le foto seguenti)

- il Cappuccino "Capraia" e Pane Burro e Marmellata al Bar "I Quattro Mori" (provate a chiedere proprio "Cappuccino Capraia" e "Pane, Burro e Marmellata"...)

- La statua dei Quattro Mori che trovate sul lungomare proprio di fronte al Porto Mediceo

- La Fortezza Medicea nei pressi della Stazione Marittima (poche centinaia di metri dal Porto Mediceo)

Nelle foto anche la Biglietteria Toremar ed uno dei traghetti che come si vede è ormeggiato a poche decine di metri.

Vedi anche: Google Maps

 

Jacomo di Capraia riscatta la moglie e la figlia

Di Roberto Moresco

Sample ImageIl 15 giugno 1540 Giannettino Doria sorprende la flotta barbaresca di Dragut, nella baia della Girolata in Corsica, mentre i corsari sono intenti a spartirsi i prigionieri che avevano fatto nelle precedenti razzie a Gozo (arcipelago maltese), Capraia, e a Pino e Lumio in Corsica. L’azione di Giannettino Doria fu così improvvisa e rapida che solo due fuste barbaresche riuscirono a fuggire mentre i restanti navigli corsari, due galee e sette fuste vennero catturate e i loro equipaggi in parte presi sulle loro navi e in parte a terra.
La prima preoccupazione di Giannettino fu di liberare i prigionieri di Capraia e quelli della Corsica, mentre i restanti furono portati a Genova.
Degli abitanti di Capraia, che aveva subito un attacco durato quattro giorni nel quale persero la vita 35 di loro, solo 165 furono liberati e tra questi si trovava Jacomo, che però perdette la moglie e la figlia che erano rimaste sulle due fuste corsare che erano sfuggite alla cattura.
 I Capraiesi liberati dopo un soggiorno a Bastia vennero ricondotti a Capraia e contribuirono alla costruzione della fortezza cercando di ritornare poca alla volta ad una vita normale, anche se tra di loro mai si spense il ricordo dei loro cari defunti e di quei pochi capraiesi che erano rimasti nelle mani dei corsari. Jacomo, tornato a Capraia, fu uno dei venti uomini che in nome della comunità sottoscrisse il secondo atto di vassallaggio a Genova e come tutti gli uomini capraiesi fu Sample Imagecostretto a fare dei turni di guardia nell’isola contro i corsari.
Nel luglio del 1542, Jacomo, durante una perlustrazione allo Zenobito, scoprì la presenza di un turco rimasto a terra, quando una galeotta corsara era stata messa in fuga dalle galee pontificie. Con una squadra di abitanti Jacomo riuscì ha catturare il corsaro (1).  Jacomo chiese a Genova di poter tenere per se e i suoi compagni lo schiavo per venderlo e dividere tra loro il ricavato della vendita.  Chiese anche che gli fosse riconosciuto un premio per essere stato il primo ad avere scoperto il corsaro. Il Magistato di Corsica a Genova accolse, in via eccezionale, le sue richieste, tenendo conto della miseria dei capraiesi, e gli assegnò due parti del ricavato della vendita del prigioniero.
Probabilmente dall’interrogatorio del corsaro, Jacomo apprese che la moglie e la figlia erano vive ed erano state vendute al mercato degli schiavi di Susa in Barbaria (oggi Tunisia) dove tuttora si trovavano. Nel mese di ottobre decise di partire per la Spagna per vedere di negoziare il riscatto: con i soldi guadagnati dalla cattura del corsaro, quei pochi ricavati vendendo i suoi beni, e quelli che gli amici capraiesi gli avevano donato. La prima tappa del suo viaggio fu a Genova dove giunse con un piccolo barchino sul quale aveva caricato un poco di vino (otto mezzarole (2)) che sperava di vendere a Genova per raggranellare un po’ di denaro. Qui chiese al Magistrato di Corsica di poter essere Sample Imagesostituito a Capraia, nel suo ruolo di guardia, da un amico e di poter riavere il suo posto al ritorno. Il Magistrato di Corsica diede il suo assenso vista la volontà di Jacomo di riscattare i suoi congiunti. Partito da Genova, probabilmente sempre con il suo barchino,  fece rotta per la Sicilia (3) e di lì si recò a Susa, dove “per spacio de uno anno, tanto feci, che riscatai mia moglere e figiola”. Nell’anno passato a Susa, Jacomo deve essere riuscito a convincere qualche mercante locale a fargli un prestito che si era impegnato a restituire dando in pegno la propria vita. Partito da Susa, ai primi del 1545, egli arrivò a Genova con la moglie e la figlia e qui ancora una volta domandò l’aiuto del Magistrato di Corsica. Avendo saputo che si pensava di assoldare quattro uomini da mandare a Capraia, come soldati per la custodia della fortezza e per la difesa del nuovo cantiere per la costruzione della torre dello Zenobito, Jacomo chiese di far parte di detta squadra in modo da poter ricevere una paga che gli potesse permettere di sostentare la sua famiglia e pagare il debito. Non abbiamo prova che la richiesta sia stata accettata, ma tutto fa ritenere che l’avventura del povero Jacomo abbia avuto un esito positivo (4).

(1) Per maggiori dettagli su questa prima parte vedere R. Moresco, Capraia sotto il governo delle Compere di San Giorgio (1506-1562), in Atti della Società Ligure di Storia Patria, XLVII, 2007 e R. Moresco, Pirati e Corsari nei Mari di Capraia, Debatte, Livorno 2007. 

(2) Mezzarola: unità genovese di misura del vino pari a litri 159.

(3) Probabilmente a Genova, Jacomo apprese che per raggiungere Susa era meglio prendere la rotta della Sicilia e non quella della Spagna, come era la sua prima intenzione.

(4) Questa seconda parte è tratta dalle lettere delle seguenti filze dell’Archivio di Stato di Genova: San Giorgio, Primi Cancellieri, n. 81; San Giorgio, Cancelleria, n. 2384, San Giorgio, Cancellieri, n. 209.

Foto: La Baia della Girolata (Corsica) - Mercato di schiavi in Barbaria - Il Regno di Tunisia 

 

Vedi anche: Dragut - Pirati e Corsari nei Mari di Capraia  - La costruzione della Torre dello Zenobito

Le colonie penali nell'Arcipelago Toscano di Alfredo Gambardella

Sample ImageLe colonie penali nell'Arcipelago Toscano tra l'Ottocento e il Novecento di Alfredo Gambardella

Empoli, Ibiskos Ulivieri, 2009 

Il libro è dedicato ad Alfredo Gambardella senior, oggi ottantaseienne, uno degli ultimi direttori del Carcere di Capraia. 

Il libro è stato presentato il 14 Agosto 2009 presso la "Salata" al porto di Capraia (ex diramazione del Carcere)

   

 

 INTRODUZIONE

L’istituzione delle colone penali agricole e in particolare l’esperienza relativa alle isole dell’Arcipelago Toscano, rappresentano, nella storia delle istituzioni penitenziarie, un esempio significativo di come sia possibile prevedere soluzioni alternative alla pena detentiva scontata nelle carceri, tradizionalmente intese come luoghi chiusi.
Per la sua specifica natura è stato necessario trattare l’argomento da vari punti di vista. Nel primo capitolo è stata ricostruita la genesi storica delle colonie penali con particolare riferimento alla realtà toscana, partendo dalla istituzione nel 1858 dell’“isola-carcere” di Pianosa. Oltre a ciò, ho fatto alcuni riferimenti all’esperienza delle colonie penali italiane d’oltremare, nonché all’istituto del domicilio coatto, che, con le colonie agricole ha in comune il sistema della relegazione insulare (molte isole, in particolare Capraia nell’arcipelago toscano, ospitarono entrambi gli istituti).

Leggi tutto: Le colonie penali nell'Arcipelago Toscano di Alfredo Gambardella

 

ARCHIVIO Luloloko. "Tornerò"

Isola di Capraia, Luloloko dal 10 al 25 di agosto in mostra alla Salata affianca il progetto WELLDONETRAIN di Marco della Rosa quest'anno a sostegno della Fondazione Meyer.

Luloloko è un artista di Kinshasa (R.D. Congo) che porta con sé il bagaglio culturale di un popolo forte e determinato. Dopo gli studi presso l’Accademia di belle arti di Kinshasa ha intrapreso un’intensa attività insieme ad altri artisti locali riuniti nell’ Atelier “A.P.V.” che collabora con la “Croix-Rouge” e altre O.n.g. su progetti riguardanti i bambini di strada, vittime della guerra. In questo periodo è stato invitato ad esporre al Centro Wallonie di Bruxelles , facendosi conoscere allo stesso tempo in altre città africane come Brazzaville (Centro Africa), all'interno del Festival artistico "Fespam2001". Arriva in Italia nel 2003, con una prima esposizione realizzata grazie all'appoggio delle Ong Coopi (Cooperazione italiana) e Alisei e presentata a Firenze (Museo d'Architettura), Milano (Fiera internazionale dell'artigianato) e nel Gennaio e Febbraio 2004, a l'Arte Fiera di Bologna. Si trova in Italia ormai da alcuni anni, vive e lavora a Firenze, dove è impegnato nella ricerca di nuove forme di espressione.

Vedi anche: Welldonetrain

La Schiacciata di Capraia esce dal Forno

Ogni giorno la schiacciata di Capraia esce dal Forno e arriva in negozio

 

 

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